Osservatorio Astronomico Sormano - Sormano (CO) Italy

Il 17 gennaio 1994, verso le 4 del mattino, gli abitanti di Los Angeles furono svegliati da una spaventosa scossa di terremoto; molta gente scese per strada e si ritrovò in un buio completo, quasi irreale: il sisma aveva causato un blackout. I centralini del 911, il numero unico americano per le emergenze, furono presi d'assalto e si dice che non poche furono le telefonate per avvisare le forze dell’ordine della presenza di una gigantesca nube argentata nel cielo. Si trattava forse di UFO? No, era semplicemente la Via Lattea, per la prima volta vista da molti cittadini californiani!

Quello che un tempo era uno spettacolo presente tutte le notti limpide, fonte di ispirazione per poeti, artisti e scienziati, ormai è diventato un privilegio di pochi e la causa di questo è l’inquinamento luminoso. Particolarmente evidente nelle grandi metropoli, non risparmia neppure i piccoli centri urbani e i loro dintorni e in questi ultimi anni non ha fatto che aumentare, complice anche il passaggio alle nuove luci a led: pur avendo un grande impatto in tema di risparmio energetico, il loro basso costo ne ha permesso una più ampia diffusione con il risultato che queste lampadine, molto più brillanti, proiettano grandi quantità di luce sprecata in tutte le direzioni. Eppure, nel 1992, l’Unesco ha dichiarato il cielo notturno patrimonio dell’umanità e, in quanto tale, andrebbe preservato. Per ulteriori approfondimenti sull’argomento, rimandiamo a un nostro precedente articolo.

Il nome ‘Via Lattea’ deriva da un episodio della mitologia greca: Zeus, invaghitosi di Alcmena, la moglie del re di Tirinto Anfitrione, ebbe un figlio da lei. Nacque Eracle che Zeus decise di porre, appena nato, al seno della moglie Era addormentata, cosicché il bambino potesse berne il latte divino e diventare immortale. Il piccolo Eracle, però, agguantò il seno della dea con troppa forza, svegliandola e facendo schizzare parte del latte verso il cielo, creando così la Via Lattea. Numerose altre popolazioni di tutto il mondo hanno elaborato leggende per cercare di spiegarne l’origine; interessante notare come in molte di queste (ad esempio nella mitologia celtica, inca e dei nativi americani), la Via Lattea appaia come un luogo di passaggio tra il mondo divino e quello terrestre.

Quale fosse l’esatta natura della Via Lattea rimase per secoli un mistero, anche se in varie epoche furono ipotizzate diverse spiegazioni scientifiche; per esempio, nel V secolo a.C., il filosofo greco Anassagora sosteneva si trattasse della luce del Sole riflessa dalla volta celeste. Per scoprire la verità si è dovuto aspettare fino al 1609, quando Galileo Galilei costruì uno tra i primi rudimentali telescopi e iniziò ad osservare il cielo. Rimase di certo sconcertato quando, puntandolo verso la Via Lattea, vide comparire nel campo visivo centinaia di piccole stelle. Prese così corpo l’idea che potesse trattarsi di un’immensa struttura stellare, di cui anche il Sole ne fa parte: nacque un primo concetto di galassia. Un ulteriore contributo fu dato dall’astronomo tedesco William Herschel che, studiando la distribuzione delle stelle in varie porzioni di cielo, tentò di definirne forma e dimensioni. Dopo di lui, molti altri si occuparono dell’argomento, basandosi principalmente sulla misura della distanza degli astri: è così che si riesce a capire la loro dislocazione nello spazio e, quindi, definire la forma della Via Lattea, la galassia in cui viviamo. Questi stessi studi hanno anche permesso di scoprire che non tutti gli oggetti osservabili in cielo appartengono alla nostra galassia, ma sono essi stessi altre lontanissime galassie!

Nel corso dell’ultimo secolo si è quindi venuto a delineare un quadro abbastanza completo e preciso sulla Via Lattea: la sua forma è quella di un disco appiattito, largo circa 100.000 anni luce e spesso un migliaio, con un rigonfiamento centrale, detto nucleo. All’interno di questo, le stelle sono densamente concentrate e in rapido movimento attorno al centro; 15 anni di regolare monitoraggio con i telescopi dell'ESO all'Osservatorio di La Silla-Paranal hanno permesso agli scienziati di comprendere che esse orbitano nel fortissimo campo gravitazionale di un buco nero supermassiccio, con massa pari ad almeno tre milioni di volte il nostro Sole. Ulteriori osservazioni effettuate all’infrarosso col telescopio spaziale Spitzer hanno inoltre fornito, nel 2005, una prova che dal bulbo centrale della Via Lattea si dipartono due prolungamenti di stelle a formare una barra, di lunghezza stimata 27.000 anni luce. Da essa si sviluppano i bracci, delle zone a maggiore densità dove sono concentrate le stelle più giovani (con qualche decina o centinaio di milioni di anni), spesso raggruppate in ammassi aperti, e le nebulose, immense nuvole di gas e polveri. La conformazione dei bracci conferisce alla nostra galassia una struttura a spirale barrata. Il nostro Sistema Solare si trova in posizione periferica, nel Braccio di Orione, a circa 28.000 anni luce di distanza dal centro, attorno al quale ruota con una velocità di circa 250 Km/s, percorrendo così un giro completo in circa 230 milioni di anni. Il disco galattico è poi circondato da un alone quasi sferico in cui vi si trovano sparsi gli ammassi globulari, costituiti anche da milioni di stelle vecchie, con età di qualche miliardo di anni, addensate in uno spazio ristretto.

Così come le stelle, anche le galassie tendono a riunirsi in ammassi. La nostra Via Lattea appartiene al cosiddetto Gruppo Locale, assieme alla Galassia di Andromeda, le Nubi di Magellano e una quarantina di altre galassie, per lo più nane. Ma non finisce qui: su scale ancora più ampie, interi gruppi di galassie sono essi stessi raggruppati a formare “ammassi di ammassi” di estensioni inimmaginabili, strutture note come superammassi. Il nostro Gruppo Locale fa parte del Superammasso della Vergine.

Questa, in sintesi, è la struttura dell’Universo: un susseguirsi di ammassi e superammassi, tra i quali vi è il vuoto.

L’immagine scattata con un grandangolo dal Passo di Costalunga, tra le Dolomiti, mostra la Via Lattea sopra le creste del Latemar. Sono ben visibili Giove e Saturno appena a sinistra della scia luminosa della nostra Galassia.

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