Osservatorio Astronomico Sormano

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Avere milioni di anni e non dimostrarli
pubblicato il: 18 novembre 2015

Ammasso aperto o ammasso globulare? Una delle domande più frequenti nel campo dell’astronomia amatoriale, e spesso non di semplice soluzione, tanto che frequentemente si liquida la questione chiamandoli in maniera generica “ammassi stellari”. Per individuare la famiglia di appartenenza di tali oggetti occorre, infatti, possedere una buona conoscenza dell’ammasso in questione oppure avere a disposizione immagini ad alta risoluzione in modo da poter dedurre le caratteristiche delle varie stelle in esso contenute. Le due categorie si distinguono principalmente per la loro posizione nella nostra galassia  -gli aperti si trovano solo all’interno del disco galattico, mentre i globulari giacciono all’esterno del piano della Via Lattea - e per la loro composizione: gli ammassi aperti sono oggetti molto giovani (astronomicamente parlando) e sono pertanto costituiti da calde e luminose stelle blu oppure da neonate stelle gialle, appena entrate nella loro fase di sequenza principale. Esistono però ammassi che riescono a rendere un po’ meno nitida la distinzione tra le due categorie, come ad esempio M35 raffigurato qui a fianco. Situato nella costellazione dei Gemelli, questo oggetto ama giocare con la propria età: benché sia comunque giovane, M35 è infatti più vecchio della maggior parte dei suoi simili, avendo 110 milioni di anni mentre la maggior parte degli ammassi aperti raramente supera i 10 milioni e pochissimi i 50 milioni. Nell’immagine è possibile notare come, in mezzo ad una miriade di stelle azzurre e gialle, vi siano anche delle giganti rosse, astri ormai vecchi che stanno attraversando le fasi finali della loro vita.


Scoperto nel 1745 dall’astronomo svizzero Philippe Loys de Chésenaux e catalogato vent’anni più tardi da Charles Messier, M35 è un oggetto discretamente luminoso (magnitudine 5,8) che può essere visto già con l’ausilio un binocolo o, in condizioni di cielo molto favorevoli, addirittura ad occhio nudo. E’ situato vicinissimo al piano dell’eclittica, quindi può essere osservato da entrambi gli emisferi; questa sua caratteristica, tuttavia, porta anche degli svantaggi poiché a causa della sua posizione viene frequentemente occultato dal transito di pianeti (in particolare da quelli più vicini a noi, come Venere, Marte e Giove) e persino dalla Luna stessa.


M35 non è però solo nei nostri cieli, in quanto a poca distanza è possibile osservare un secondo, e meno luminoso, ammasso aperto: si tratta di NGC 2158, visibile in basso a destra della fotografia. In realtà, la vicinanza tra i due ammassi è solo apparente, in quanto il primo è situato a 1800 anni luce da noi mentre il secondo ne dista più di 16000 (il che spiega anche la sua scarsa luminosità). E’ anch’esso un ammasso aperto piuttosto insolito poiché si ritiene abbia già superato addirittura il miliardo di anni di vita; possiede inoltre un elevatissimo numero di stelle al proprio interno, altra caratteristica inusuale per un ammasso aperto e tipica invece dei globulari.