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Immagine 1 - Progetto VEGA


Alcuni giorni fa (il 13 Feb 2012 alle 11 ora italiana) dalla rampa di Lancio di Kourou in Guyana Francese è partito un razzo chiamato VEGA: a bordo trasportava una serie di apparecchiature scientifiche che prevedono il rilascio in orbita di 9 piccoli satelliti.
Dove stà la novità, qualcuno si potrebbe chiedere, visto che da oltre mezzo secolo questi eventi sono diventati routine? Ebbene, questo lancio che propone il vettore VEGA come nuovo mezzo di trasporto commerciale per satelliti in orbita medio bassa, vede l’Italia come assoluta protagonista: il progetto del lanciatore VEGA è nato da noi e l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ne copre il 65% dei costi (la Francia il 12.5% ed il resto in quote minoritarie da altri nazioni EU).
Dal punto di vista industriale i ruoli chiave sono giocati da società Italiane sia nello sviluppo del lanciatore nel suo complesso che nella progettazione e realizzazione dei quattro stadi motori e nella realizzazione della struttura mobile nella quale il lanciatore viene integrato; Italiana è anche l’azienda che fornisce i servizi meteo, radar, di telemetria e controllo, e il software per il centro di controllo a terra.

Meno di un'ora dopo il lancio, VEGA ha messo in orbita il satellite LARES, anch'esso ideato dalla ricerca italiana, che ha il compito di misurare il cosiddetto effetto di tracciamento, previsto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein, secondo cui gli oggetti in rotazione (e quindi anche la Terra) trascinano lo spazio-tempo attorno a sé; questa piccola boccia da discoteca ha solo 36 cm di diametro ma essendo molto pesante (circa 400 kg) è diventata di colpo il satellite più denso del sistema solare. Proprio questa caratteristica, e l’elevata quota orbitale (circa 1400 km) limitano l’attrito con l’atmosfera; i 92 specchietti sistemati sulla sua superficie rifletteranno gli impulsi laser inviati da Terra e, attraverso i calcoli delle relative triangolazioni, sarà possibile seguirne gli spostamenti misurando con un’accuratezza di circa l'1% la sua posizione.
Oggi, mettere in orbita satelliti nell'ordine dei 1500 kg (come sono molti di quelli per l'astronomia o per l'osservazione della Terra) con i lanciatori presenti sul mercato è talmente dispendioso da precludere il lancio alle piccole-medie imprese o alle Università e agli enti di ricerca. VEGA cerca di colmare questo vuoto, garantendo un accesso allo spazio indipendente e a basso costo.
Pertanto VEGA punta a conquistare quote di mercato anche nel settore dei satelliti scientifici con committenti statali, attualmente dominato dai vecchi missili balistici nucleari ex-sovietici, con una proiezione di oltre cinque lanci l’anno, un elevato ritorno in termini di industria e occupazione in un settore di altissima tecnologia in un momento assai difficile per l’Europa.
Non male se pensiamo che da oggi l’Italia entra a far parte di quel ristrettissimo numero di paesi che possono vantare una propria tecnologia d’accesso allo spazio.

Chi ha avuto la fortuna di vedere in TV il lancio, avrà notato l’entusiasmo da stadio del nostro personale di terra che cantava l’inno d’Italia a squarcia gola, come la nostra nazionale di calcio ai Mondiali: solo che questa volta non erano 11 pallonari milionari ma tecnici, ingegneri, scienziati che rappresentano la realizzazione di un sogno spaziale Italiano lungo 50 anni... Ebbene dov’erano i nostri media, le nostre televisioni, giornalisti ed addetti ai lavori? Tutti a correre dietro alle bizze di un molleggiato, ad inseguire lo spread, a capire perchè d’inverno nevica o chiedersi chi vincerà Sanremo. Diamine l’Italia è diventata una potenza spaziale e non ce ne siamo accorti (chiedete alla gente se conoscono VEGA)! Come se, con le dovute proporzioni, nel 1969 le TV americane avessero trascurato quel fatterello che portò l’uomo sulla Luna!



Potete vedere alcuni video ed ulteriori informazioni ai seguenti link:
http://www.livestream.com/eurospaceagency
http://www.esa.int/esaCP/SEMJ8LYXHYG_index_0.html

Immagine 1 - Cometa Bruenjes


Lo scorso 10 febbraio , l’astrofilo americano Fred Bruenjes ha scoperto una nuova cometa.

Sfuggita ai sempre più numerosi e sofisticati telescopi robotizzati che lasciano sempre meno spazio alle scoperte non professionali, la Bruenjes è prova di come può essere premiata la costanza e la passione di chi scandaglia regolarmente il cielo anche con modeste strumentazioni.
La C/2012 C2 , Cometa Bruenjes, passerà al perielio verso la metà di marzo ad una distanza di 120 milioni di km da Sole.

Alla fine di gennaio, prima di essere scoperta, si è avvicinata alla Terra a meno di 30 milioni di chilometri. L’immagine ottenuta la sera scorsa in condizioni meteo non molto favorevoli mostra la Cometa, piuttosto debole, di magnitudine 10 tra le stelle dell’ Ariete.
Immagine 1 - Incontri ravvicinati: 2012 BX34


Oggi ,27 gennaio alle 15,30 TU , un piccolo asteroide siglato 2012 BX34, grande come un autobus sfiorerà la Terra passando a “soli” 77.000 km di distanza.

Scampato pericolo anche stavolta se pensiamo che questo vagabondo spaziale è stato scoperto da pochi giorni .

Ieri sera, lo abbiamo fotografato mentre si trovava ancora ad un milione di km di distanza muovendosi apparentemente tra le stelle della Chioma di Berenice, vicino alla galassia NGC 4488. Di magnitudine 17,7 ha lasciato una debolissima traccia facilmente identificabile convertendo l'immagine in negativo.

Ulteriori informazioni ai link:

JPL NASA

Spaceweather.com 

Spaceweather.com link diretto alla pubblicazione
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