Osservatorio Astronomico Sormano

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.. e se la Terra fosse unica ?
pubblicato il: 06 dicembre 2012
Arriva l’inverno, le cui fredde e limpide serate invitano gli appassionati ad utilizzare il telescopio per godersi l’osservazione del cielo anche ad ore normali, grazie all’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica. Stelle, ammassi, galassie, nebulose e pianeti popolano la volta celeste e ci fanno compagnia per parecchie ore di buio: la mente si gode gli sconfinati paesaggi attraverso l’oculare del telescopio e piano piano inizia a speculare e a calcolare. Si dice che solo nella nostra Via Lattea ci siano centinaia di miliardi di stelle, e che nell’universo esistano altrettante galassie per un totale di mille miliardi di miliardi di astri (10^21): le più recenti scoperte, ci invitano inoltre a ritenere che questa cifra rappresenti una stima grossolana anche sul numero di pianeti extra-solari. Subito la fantasia vola e specula su alieni coscienti i quali, osservando la loro volta celeste in uno di questi mondi lontani, si chiedano quali siano le probabilità di non essere soli: è bello pensare infatti che l’universo abbia raggiunto l’auto-coscienza anche altrove e non soltanto su Sol-III (ovvero il 3° pianeta in orbita intorno al Sole); ci appaga ritenere che la nostra amata Terra non sia unica, non fosse altro per questioni di spreco da parte di ciò che ci ha creato (Big Bang Quantistico oppure Creatore Intelligente)! Ma quando mettiamo da parte i sentimentalismi e ci guardiamo intorno, si scopre solo un grande silenzio che in realtà, rafforza la nostra solitudine e pare confutare il principio di mediocrità Copernicano, riportando la Terra al centro dell’universo!

Sebbene lo spazio ed il tempo non manchino, l’uomo tecnologico (ovvero quello capace di investigare l’universo) sembra emergere da un’ incredibile serie di coincidenze dettate da svariate condizioni chimiche, fisiche, astronomiche, biologiche, economiche e socio-politiche che osservate a posteriori hanno dello sbalorditivo. Alcune le possiamo elencare in una sorta di grande gioco ad eliminazione successiva, in maniera tale che alla fine della lista si crei una serie di condizioni necessarie allo sviluppo di una civiltà tecnologica partendo dal caos iniziale.

Iniziamo pertanto con il guardare alle condizioni fisico/astronomiche che sulla Terra hanno contribuito alla nascita della vita, lasciando le rimanenti per un successivo approfondimento. La chimica dell’universo primordiale era noiosa (Idrogeno, Elio e qualche traccia di elementi leggeri) e incapace di formare molecole più complesse del banale H2 oppure del LiH (Idruro di Litio) che sono del tutto insufficienti per il nostro scopo. Ecco dunque emergere una prima grande condizione: occorre stare lontano temporalmente dal Big Bang affinchè le stelle di popolazione III (le più antiche e non ancora osservate) arricchiscano l’Universo con atomi più pesanti tramite la nucleosintesi stellare. Il CaFè SPONCH non è una nuova catena di pub inglesi, ma l’acronimo degli atomi che in giusta dose formano il corpo umano: Calcio, Ferro, Zolfo, Fosforo, Ossigeno, Azoto, Carbonio e Idrogeno (oltre a piccole dosi di Fluoro, Sodio, Clorio, Manganese, Selenio,...) emergono tutti (a parte l’Idrogeno) dalle profondità delle stelle massiccie quando a fine vita esplodono in eventi cataclismici (come le supernovae).

Un’altra condizione da elencare riguarda la tipologia di stelle capaci di ospitare la vita: infatti sarebbe meglio concentrare la nostra ricerca vicino ad una stella singola di classe spettrale “F” o “G” (come il Sole) in grado di rimanere in sequenza principale per miliardi di anni garantendo allo stesso tempo un adeguato flusso termico ai pianeti rocciosi che si trovino in ecosfere stabili e continue (ovvero dove l’acqua rimane liquida durante l’evoluzione del proprio sole); inoltre è auspicabile che queste stelle siano localizzate in posizione periferica rispetto al centro galattico così che le perturbazioni gravitazionali e le radiazioni indotte dai buchi neri galattici diano pochi fastidi. Se guardiamo alla Terra ci rendiamo conto che essa ha la giusta massa per trattenere gli elementi volatili (Marte non c’è l’ha fatta) che formano la nostra atmosfera (la quale a sua volta ha una densità perfetta per i nostri scopi: Venere non va bene): l’orbita inoltre deve essere leggermente eccentrica al fine di garantire un flusso unifome durante la sua rivoluzione (l’inclinazione dell’asse di rotazione permette di aumentare la superficie delle zone temperate). La presenza di un grande satellite naturale stabilizza il moto di precessione, modella le maree e favorisce la tettonica a zolle, oltre a farci da scudo spaziale nel malaugurato caso che un resto della nebulosa protoplanetaria, superando i grandi giganti gassosi che fedelemente ci proteggono dagli intrusi, si immetta in un’orbita pericolosa (il 99.5% della massa non solare del nostro sistema stà aldilà dell’orbita terrestre).

Oggi giustamente riteniamo che questi scontri spaziali siano pericolosi, ma senza i numerosi impatti di asteroidi, che hanno caratterizzato i 4.5 miliardi di storia evolutiva della Terra, non ci sarebbe tutta l’acqua che vediamo e l’evoluzione della vita avrebbe preso tutt’altra deriva. Un pianeta termicamente inattivo, con un mantello freddo incapace di mantenere una tettonica a zolle, sembra inoltre inadeguato alla vita per svariate ragioni: il campo magnetico, generato dai minerali fusi del nucleo/mantello, scherma le intense radiazioni solari, mentre i movimenti tettonici regolano il clima tramite il ciclo della CO2 ed incentivano la differenziazione degli esseri viventi con una spinta verso un meccanismo selettivo di adattabilità ambientale. In questa brevissima analisi abbiamo elencato solo alcune delle condizioni fisiche che ci sembrano necessarie per fare emergere la vita: senz’altro ne esistono altre, ma la grande domanda a cui non sappiamo (per ora) rispondere è se esista una ricetta per la vita e se, una volta individuata questa combinazione, essa sia anche sufficiente. In altre parole ci piacerebbe capire se date le giuste circostanze e/o coincidenze (pianeta roccioso in ecosfera stabile e continua intorno ad una stella “G” in un braccio periferico di una galassia inattiva, protetto da giganti gassosi esterni e da un robusto campo magnetico, dotato di satellite massiccio, con massa e parametri orbitali capace di mantenere stabile per miliardi di anni un’ecosfera rifornita di acqua da un bombardamento primordiale, ...), esse garantiscano lo sviluppo di una forma di vita, che una volta sviluppata, seguirà il suo processo di differenziazione seguendo le regole evolutive dettate dal caso e dalla necessità (selezione naturale) fino alla nascita di una specie autocosciente in grado di esplorare lo spazio esterno.

Non si può fare scienza con un solo campione (la Terra): ecco perchè tutta la comunità scientifica spera di trovare qualcosa là fuori, magari su Marte dove i rover automatici cercano un banale micro organismo fossile. Sarebbe la scoperta scientifica più importante della storia dell’umanità, ma ancora insufficiente a rompere la nostra solitudine: per questo avremmo bisogno di un segnale chiaro e coerente, captato dai nostri radiotelescopi. Almeno per ora la Terra è unica, e siamo soli al centro dell’universo e ci rimarremo fino a quel momento.
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