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<title>Osservatorio Astronomico di Sormano > News e Photogallery</title>
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<description>Osservatorio Astronomico di Sormano</description>
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<title><![CDATA[Progetto VEGA]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20120216-678-lancioVEGA.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Alcuni giorni fa (il 13 Feb 2012 alle 11 ora italiana) dalla rampa di Lancio di Kourou in Guyana Francese &egrave; partito un razzo chiamato VEGA: a bordo trasportava una serie di apparecchiature scientifiche che prevedono il rilascio in orbita di 9 piccoli satelliti. Dove st&agrave; la novit&agrave;, qualcuno si potrebbe chiedere, visto che da oltre mezzo secolo questi eventi sono diventati routine? Ebbene, questo lancio che propone il vettore VEGA come nuovo mezzo di trasporto commerciale per satelliti in orbita medio bassa, vede l&rsquo;Italia come assoluta protagonista: il progetto del lanciatore VEGA &egrave; nato da noi e l&rsquo;ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ne copre il 65% dei costi (la Francia il 12.5% ed il resto in quote minoritarie da altri nazioni EU). Dal punto di vista industriale i ruoli chiave sono giocati da societ&agrave; Italiane sia nello sviluppo del lanciatore nel suo complesso che nella progettazione e realizzazione dei quattro stadi motori e nella realizzazione della struttura mobile nella quale il lanciatore viene integrato; Italiana &egrave; anche l&rsquo;azienda che fornisce i servizi meteo, radar, di telemetria e controllo, e il software per il centro di controllo a terra.  Meno di un'ora dopo il lancio, VEGA ha messo in orbita il satellite LARES, anch'esso ideato dalla ricerca italiana, che ha il compito di misurare il cosiddetto effetto di tracciamento, previsto dalla teoria della relativit&agrave; generale di Albert Einstein, secondo cui gli oggetti in rotazione (e quindi anche la Terra) trascinano lo spazio-tempo attorno a s&eacute;; questa piccola boccia da discoteca ha solo 36 cm di diametro ma essendo molto pesante (circa 400 kg) &egrave; diventata di colpo il satellite pi&ugrave; denso del sistema solare. Proprio questa caratteristica, e l&rsquo;elevata quota orbitale (circa 1400 km) limitano l&rsquo;attrito con l&rsquo;atmosfera; i 92 specchietti sistemati sulla sua superficie rifletteranno gli impulsi laser inviati da Terra e, attraverso i calcoli delle relative triangolazioni, sar&agrave; possibile seguirne gli spostamenti misurando con un&rsquo;accuratezza di circa l'1% la sua posizione. Oggi, mettere in orbita satelliti nell'ordine dei 1500 kg (come sono molti di quelli per l'astronomia o per l'osservazione della Terra) con i lanciatori presenti sul mercato &egrave; talmente dispendioso da precludere il lancio alle piccole-medie imprese o alle Universit&agrave; e agli enti di ricerca. VEGA cerca di colmare questo vuoto, garantendo un accesso allo spazio indipendente e a basso costo. Pertanto VEGA punta a conquistare quote di mercato anche nel settore dei satelliti scientifici con committenti statali, attualmente dominato dai vecchi missili balistici nucleari ex-sovietici, con una proiezione di oltre cinque lanci l&rsquo;anno, un elevato ritorno in termini di industria e occupazione in un settore di altissima tecnologia in un momento assai difficile per l&rsquo;Europa. Non male se pensiamo che da oggi l&rsquo;Italia entra a far parte di quel ristrettissimo numero di paesi che possono vantare una propria tecnologia d&rsquo;accesso allo spazio.Chi ha avuto la fortuna di vedere in TV il lancio, avr&agrave; notato l&rsquo;entusiasmo da stadio del nostro personale di terra che cantava l&rsquo;inno d&rsquo;Italia a squarcia gola, come la nostra nazionale di calcio ai Mondiali: solo che questa volta non erano 11 pallonari milionari ma tecnici, ingegneri, scienziati che rappresentano la realizzazione di un sogno spaziale Italiano lungo 50 anni... Ebbene dov&rsquo;erano i nostri media, le nostre televisioni, giornalisti ed addetti ai lavori? Tutti a correre dietro alle bizze di un molleggiato, ad inseguire lo spread, a capire perch&egrave; d&rsquo;inverno nevica o chiedersi chi vincer&agrave; Sanremo. Diamine l&rsquo;Italia &egrave; diventata una potenza spaziale e non ce ne siamo accorti (chiedete alla gente se conoscono VEGA)! Come se, con le dovute proporzioni, nel 1969 le TV americane avessero trascurato quel fatterello che port&ograve; l&rsquo;uomo sulla Luna!   Potete vedere alcuni video ed ulteriori informazioni ai seguenti link: http://www.livestream.com/eurospaceagency http://www.esa.int/esaCP/SEMJ8LYXHYG_index_0.html]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Thu, 16 Feb 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Cometa Bruenjes]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20120216-680-C2012_C2_ok.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Lo scorso 10 febbraio , l&rsquo;astrofilo americano Fred Bruenjes ha scoperto una nuova cometa.Sfuggita ai sempre pi&ugrave; numerosi e sofisticati telescopi robotizzati che lasciano sempre meno spazio alle scoperte non professionali, la Bruenjes &egrave; prova  di come pu&ograve; essere  premiata la costanza e la passione di chi scandaglia regolarmente  il cielo anche con modeste  strumentazioni. La C/2012 C2 ,  Cometa Bruenjes, passer&agrave; al perielio verso la met&agrave; di marzo ad una distanza di 120 milioni di km da Sole. Alla fine di gennaio, prima di essere scoperta, si &egrave; avvicinata alla Terra a meno di 30 milioni di chilometri. L&rsquo;immagine ottenuta la sera scorsa in condizioni meteo non molto favorevoli  mostra la Cometa, piuttosto debole, di magnitudine 10  tra le stelle dell&rsquo; Ariete.]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Wed, 15 Feb 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Incontri ravvicinati: 2012 BX34]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20120127-662-20012_BX34_26_gennaio_2012_ww.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Oggi ,27 gennaio alle 15,30 TU , un piccolo asteroide siglato 2012 BX34, grande come un autobus sfiorer&agrave; la Terra passando a &ldquo;soli&rdquo; 77.000 km di distanza.  Scampato pericolo anche stavolta se pensiamo che questo vagabondo spaziale &egrave; stato scoperto da pochi giorni .  Ieri sera, lo abbiamo fotografato mentre si trovava ancora ad un milione di km di distanza  muovendosi apparentemente tra le stelle della Chioma di Berenice, vicino alla galassia NGC 4488. Di magnitudine 17,7 ha lasciato una debolissima traccia  facilmente identificabile convertendo  l'immagine in negativo.  Ulteriori informazioni ai link:  JPL NASA  Spaceweather.com&nbsp;Spaceweather.com&nbsp;link diretto alla pubblicazione]]></description>
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<pubDate><![CDATA[Fri, 27 Jan 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Comete Natalizie]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20111230-654-27_dicem_2011_venere_luna_e_21Pww.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Nel tuo presepe hai messo la stella cometa?  Non pu&ograve; mancare perch&eacute; &egrave; il simbolo della nativit&agrave;: i Re Magi la osservarono e la inseguirono nel loro lungo viaggio fino a Betlemme per la nascita di Ges&ugrave;.   Chi ha trascorso quest&rsquo;anno il Natale nell&rsquo;Emisfero Meridionale ha potuto ammirare in cielo, come i Magi, una splendida cometa la cui storia ha dell&rsquo;incredibile. La sua scoperta &egrave; avvenuta alla fine di novembre, da parte del cacciatore di comete dilettante australiano Terry Lovejoy, da cui ha preso il nome. E fin qui niente di straordinario, visto che nella ricerca degli astri chiomati, spesse volte, gli appassionati riescono a spuntarla sui professionisti.   La particolarit&agrave; &egrave; che le osservazioni successive alla scoperta avevano mostrato che l&rsquo;astro si stava avvicinando cos&igrave; tanto al Sole che la nostra stella l&rsquo;avrebbe sicuramente inghiottita o, perlomeno, scaldata cos&igrave; tanto da vaporizzarla. Insomma la davano praticamente tutti per spacciata. Invece, la Lovejoy &egrave; incredibilmente sopravvissuta all&rsquo;abbraccio mortale con il Sole, pur essendo passata ad una distanza che &egrave; meno della met&agrave; dello spazio che ci separa dalla Luna!  Scampato il pericolo &egrave; ora possibile ammirarla nei cieli mattutini, ma soltanto, ricordiamolo, in quelli di paesi che stanno sotto l&rsquo;equatore terrestre, come l&rsquo;Australia da dove arriva la splendida immagine qui riportata. Noi osservatori dell&rsquo;Emisfero Settentrionale ci dobbiamo accontentare di osservare comete cos&igrave; poco luminose da essere visibili soltanto con i telescopi.   Nelle altre immagini &egrave; visibile il risultato della nostra caccia alle comete natalizie: ne abbiamo beccate ben quattro!  Guarda bene quella che mostra la cometa Giacobini-Zinner in compagnia della Luna e di Venere: l&rsquo;Osservatorio non ti ricorda la capanna della nativit&agrave;? Ancora Buone Feste a tutti gli Amici!  Cometa Lovejoy fotografata da Lester Barnes, Port Lincoln, Australia.]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Fri, 30 Dec 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Ferioli all'Osservatorio]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20111210-646-ferioliww.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Tra i numerosi asteroidi scoperti a Sormano, quello che fino a poco tempo fa portava la semplice sigla 32931 &egrave; ora dedicato al professor Luigi Ferioli, presidente del Gruppo Astrofili Bernasconi di Saronno (VA). Oggi, 10 dicembre 2011, il professore ci ha simpaticamente pregiato di una visita accompagnato dai suoi famigliari ed amici per ringraziarci di questa piacevole sorpresa. Qui lo vediamo ritratto mentre legge la conferma nomina asteroide &ldquo;Ferioli&rdquo; dal Minor Planet Center ed in un controllo peso forma sulla nostra &ldquo;bilancia spaziale&rdquo;]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Sat, 10 Dec 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Braccio di ferro sul Sole]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20111118-626-sole_13_novembre_2011_compww.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Il grande arco e la lunga scia di plasma, cio&egrave; gas elettrizzato, che vedi sospesi sopra la superficie della nostra stella sono giganteschi. In particolare, la scia di gas si sviluppa per pi&ugrave; di 1 milione di chilometri, circa tre volte la distanza Terra-Luna!  Ti appaiono scuri quando li osservi sul disco del Sole, brillanti quando emergono dal bordo, perch&eacute; il gas al loro interno &egrave; pi&ugrave; freddo e denso di quello sottostante.  A farli &ldquo;galleggiare&rdquo; &egrave; una sorta di braccio di ferro tra due forze: quella gravitazionale, che tende a farle cadere sulla superficie del Sole; quella magnetica che, invece, cerca di disperderle nello spazio.  Se le nubi filamentose di plasma come queste dovessero precipitare sulla superficie del Sole, genererebbero una serie di violente esplosioni, chiamate &ldquo;brillamenti&rdquo;, mentre se venissero scagliate nello spazio darebbe origine ai cosiddetti CME, acronimo di Espulsione di Massa Coronale.  Lo sai che fine hanno fatto l&rsquo;arco e il serpentone di plasma dell&rsquo;immagine, cio&egrave; sai chi ha vinto la &ldquo;gara di braccio di ferro&rdquo; tra le forze gravitazionale e magnetica? In entrambi i casi l&rsquo;ha spuntata quest&rsquo;ultima forza!  Guarda i filmati seguenti, catturati due giorni dopo, dal telescopio della sonda spaziale SDO (Solar Dinamic Observatory) e vedrai che buona parte dell&rsquo;arco e del &ldquo;serpentone&rdquo; di plasma sono stati violentemente espulsi.   Si tratta di miliardi di tonnellate di materia, in gran parte formata da elettroni e protoni, e in minor quantit&agrave; da elementi pi&ugrave; pesanti come elio, ossigeno, ferro che abbandonano la superficie solare alla fantastica velocit&agrave; di circa 1 milione di Km/h, quindi ben mille volte pi&ugrave; velocemente di un jet!  A quando la prossima &ldquo;gara di braccio di ferro&rdquo;? Continuiamo a tenere d&rsquo;occhio il Sole e il mistero sar&agrave; svelato!]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Fri, 18 Nov 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Sei una minaccia o una risorsa ?]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20111111-622-2005_YU55_ww.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Ecco 2005YU55, l'asteroide che, in questi giorni, ha fatto tanto parlare di s&eacute;, perch&eacute; ci &egrave; passato cos&igrave; vicino da essere, almeno per alcune ore, il corpo celeste pi&ugrave; prossimo alla Terra, addirittura pi&ugrave; della Luna!  Lo vediamo sfrecciare tra le stelle della costellazioni dei Pesci, nell'immagine catturata all'indomani del suo passaggio pi&ugrave; ravvicinato. Sembra innocuo, ma se pensiamo alle sue dimensioni qualche brivido ci viene, visto che &egrave; cos&igrave; grande da contenere una decina di volte il Duomo di Milano!  Non abbiamo corso comunque alcun rischio reale di impatto, poich&eacute; sarebbe dovuto transitare ad una distanza almeno dieci volte pi&ugrave; piccola (circa 30 mila chilometri) per far s&igrave; che il potente campo gravitazionale terrestre lo &ldquo;risucchiasse&rdquo;. Resta, per&ograve;, il fatto che &egrave; da oltre trent'anni che un oggetto di questa mole non si avvicinava cos&igrave; tanto alla Terra.    Anche se &egrave; meglio che questi &ldquo;bestioni cosmici&rdquo; se ne stiano alla larga da noi, &egrave; indubbio che i loro randez-vous con la Terra sono provvidenziali da un punto di vista scientifico, perch&eacute; ci permettono di studiare la loro struttura e composizione.  Innanzitutto, possiamo imparare molto da loro su come &egrave; nato il Sistema Solare, essendo corpi celesti antichissimi, e rimasti pressoch&eacute; inalterati da quando si sono formati.   Inoltre, conoscerli a fondo &egrave; importante in quanto se un giorno qualcuno di loro decidesse di centrare il nostro pianeta, sapremmo di cosa sono fatti e potremmo cos&igrave; stabilire il modo migliore per annientarli.  Vi &egrave;, poi, una ragione economica legata al fatto che gli asteroidi, essendo ricchissimi di metalli come ferro, nichel e magnesio, praticamente allo stato puro, rappresentano delle potenziali riserve di materiali utili alla nostra societ&agrave;. In sostanza &egrave; come se fossero delle miniere volanti, che potrebbero, quindi, essere sfruttate quando sulla Terra le materie prime cominceranno a scarseggiare.  Pertanto, 2005YU55 rappresenti una minaccia o una risorsa per l'umanit&agrave; o entrambe le cose? Intanto, arrivederci; ti aspettiamo al tuo prossimo passaggio ravvicinato. Fai un buon viaggio!  Il video mostra la ricostruzione di una rotazione completa dell'asteroide in un'elaborazione di immagini radar, ottenute con la parabola della NASA collocata a Goldstone in California.  ]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Fri, 11 Nov 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Il pianeta dei record]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/news/news_20111102-608-M00004transito_di_Io_su_Giove_20111029.jpg" align="left" hspace="10"  style="float:left;"/>Per i numerosi record che detiene, Giove &egrave; un pianeta da Guiness dei Primati. E&rsquo; innanzitutto il pi&ugrave; grande, con un diametro undici volte maggiore di quello terrestre.  Il suo volume &egrave; tale che potrebbe, in pratica, contenere tutti gli altri pianeti del Sistema Solare.   Tuttavia, le enormi dimensioni di Giove non gli impediscono di ruotare su se stesso pi&ugrave; velocemente di ogni altro pianeta: un giorno su Giove dura poco meno di dieci ore. Insomma, &egrave; come se fosse un elefante che piroetta come un ballerino!  Inoltre Giove segna il confine dei pianeti rocciosi da quelli gassosi.  Da Giove in poi, infatti, tutti i pianeti sono delle immense sfere di gas, ad eccezione di Plutone che comunque &egrave; ormai declassato a pianeta nano, e tra di essi &egrave; quello che presenta la composizione chimica pi&ugrave; simile al nostro Sole: pi&ugrave; dell&rsquo;80 % &egrave; idrogeno, mentre la percentuale restante &egrave; costituita da elio e composti semplici dell&rsquo;idrogeno, quali metano, ammoniaca e acqua.  Poich&eacute; i pianeti gassosi non hanno una superficie solida, nessun uomo o navicella potr&agrave; mai atterrare su Giove, malgrado il materiale gassoso dell&rsquo;atmosfera diventi progressivamente pi&ugrave; denso avvicinandosi al centro del pianeta, fino a formare un oceano di idrogeno ed elio liquidi, compressi sotto migliaia di chilometri di atmosfera.  Giove detiene, anche, il record della tempesta pi&ugrave; violenta, grande e durevole del Sistema Solare. Nell&rsquo;immagine &egrave; l&rsquo;ovale non molto contrastato rispetto alle regioni circostanti, posto sotto l&rsquo;equatore del pianeta. Si tratta di una gigantesca tempesta, chiamata Grande Macchia Rossa, assimilabile ad un uragano sulla Terra che dura almeno da 400 anni ed &egrave; cos&igrave; vasta da poter contenere circa tre volte il nostro pianeta. Anche la struttura ovalizzata violetta visibile sopra l&rsquo;equatore &egrave; una tempesta, ma di intensit&agrave; minore e avr&agrave; vita breve.  Non siamo abituati ad uragani cos&igrave; violenti e persistenti, perch&eacute; sulla Terra essi, dopo essersi formati in mare, si dissolvono nel giro di pochi giorni quando raggiungono la terraferma, a causa dell&rsquo;attrito che si genera. Su Giove, ci&ograve; non avviene, perch&eacute; non ci sono continenti in grado di generare l&rsquo;attrito necessario al dissolvimento della tempesta.  Infine, Giove &egrave; circondato dalla famiglia di satelliti pi&ugrave; numerose del Sistema Solare. Il pianeta ne ha pi&ugrave; di sessanta! Anche se la gran parte sono piccoli corpi rocciosi di pochi chilometri di diametro, alcuni sono grandi quanto la nostra Luna, come Io. Riuscite a vederlo nell&rsquo;immagine? E&rsquo; il cerchietto bianco brillante a destra della Macchia Rossa, praticamente attaccato alla sua ombra, proiettata sulla superficie di Giove.  Non c&rsquo;&egrave; che dire, Giove, sei nato per essere un vincente. Quale sar&agrave; il tuo prossimo record? Chi vivr&agrave; vedr&agrave;!]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Wed, 02 Nov 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Lunestri o Lunatici ?]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=87" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20120215-676-rupes_rectaww.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Guarda bene questa immagine della Luna. Alla sua sinistra, vicino al bordo scuro, non noti una struttura rettilinea simile a un bastoncello? E&rsquo; la Rupes Recta, una scarpata alta 300 metri e lunga un centinaio di chilometri. La  natura di questa spaccatura del suolo lunare &egrave; tuttora controversa.   Alcuni astronomi ritengono che la causa pi&ugrave; probabile sia dovuta alla contrazione dell&rsquo;intera Luna su se stessa dovuta al raffreddamento del suo nucleo. E&rsquo; come se il nostro satellite si stesse sgonfiando. Ma non dobbiamo aspettarci che la Luna a furia di contrarsi scomparir&agrave; poich&eacute; perde soltanto 5 metri del suo diametro, che &egrave; di circa 3474 km, all&rsquo;anno!  Secondo altri la Rupes si &egrave; formata grazie all&rsquo;energia rilasciata dall&rsquo;impatto di un asteroide il quale  non solo caus&ograve; un cratere, che potrebbe essere uno di quelli visibili nell&rsquo;immagine, ma gener&ograve; violente onde sismiche che si irradiarono dal punto di impatto. Una di queste onde potrebbe aver inarcato la crosta lunare formando cos&igrave; la lunga scarpata.  Un&rsquo;altra teoria molto pi&ugrave; fantasiosa e stravagante, formula in passato, prima dell&rsquo;avvento delle missioni spaziali, affermava che la Rupes fosse una ciclopica rovina lasciata da qualche civilt&agrave; extraterrestre, un po&rsquo; come la Grande Muraglia cinese.  Alcuni, addirittura, osservando la Luna al telescopio giuravano di aver visto cascate, laghi, canyon e, perfino, gli abitanti della Luna che erano alati, vista la bassa gravit&agrave; del satellite!  Se cos&igrave; fosse come le chiameremo queste popolazioni, lunestri o lunatici?]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=87]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Wed, 15 Feb 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[La Gioconda del cielo stellato]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=86" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20120131-672-IC434.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Ci sono delle opere d&rsquo;arte che sono pi&ugrave; rappresentative di altre, perch&eacute; quando le osserviamo in una fotografia, o ancor meglio dal vivo, evocano in noi le suggestioni pi&ugrave; forti. Pensiamo, ad esempio, alla Gioconda o alla Piet&agrave; di Michelangelo, delle vere e proprie  icone della pittura e della scultura.  Anche tra le opere d&rsquo;arte del cielo stellato ce n&rsquo;&egrave; una che &egrave; la pi&ugrave; ammirata e quindi la pi&ugrave; fotografata: la nube oscura a forma di cavaluccio marino visibile nell&rsquo;immagine, meglio nota come Nebulosa Testa di Cavallo.  A decretare il suo ruolo di &ldquo;Gioconda del cielo stellato&rdquo; &egrave; stato l&rsquo;esito di un referendum indetto dalla NASA. L&rsquo;ente spaziale americano ha infatti rivolto una richiesta insolita a migliaia di appassionati di astronomia: &ldquo;se voi aveste la possibilit&agrave; di dirigere il potente telescopio spaziale Hubble, verso quale oggetto lo puntereste?&rdquo;.  Ebbene, &egrave; stata proprio la Testa di Cavallo a spuntarla e cosa, ancora pi&ugrave; singolare, il telescopio, &egrave; stato poi effettivamente diretto verso la vincitrice!   C&rsquo;&egrave; da chiedersi perch&eacute; in tanti abbiano votato quello che, in fondo, &egrave; una enorme nube di fuliggine, composta da polveri non pi&ugrave; grandi di un millesimo di millimetro, posta davanti a una regione rossastra di idrogeno ionizzato.  Forse, inconsciamente, si &egrave; attratti da questa figura perch&eacute; tra gli astri &egrave; quella che pi&ugrave; si avvicina a un essere vivente che ben conosciamo. Cos&igrave; il cielo diventa a noi pi&ugrave; familiare, meno misterioso e lontano, poich&eacute; osservandolo in quel punto ci ritroviamo un po&rsquo; come a casa nostra.  In realt&agrave; nella Nebulosa Testa di Cavallo sono effettivamente scritte le nostre origini in quanto &egrave; proprio da una nube oscura come quella che &egrave; nato il Sistema Solare 5 miliardi di anni fa, quando la gravit&agrave; ha fatto collassare il gas e le polveri in essa contenuti.   A causa dell&rsquo;enorme pressione, la temperatura del gas &egrave; aumentata cos&igrave; tanto da raggiungere valori sufficienti a innescare reazioni nucleari e&hellip;voil&agrave;, il Sole si accese! I pianeti, a loro volta, si formarono a partire dalla materia avanzata dalla formazione del Sole, con dimensioni dettate da fusioni e collisioni in una sorta di biliardo cosmico.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=86]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Mon, 30 Jan 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[L'universo oscuro]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=85" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20120110-660-NGC_891_dic2011ww.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Sicuramente sai che sia qui sulla Terra sia lass&ugrave; in cielo ci sono cose che non si possono vedere: l&rsquo;aria che respiriamo, per esempio, oppure i buchi neri.  Forse non sai che tutto ci&ograve; che i tuoi occhi e i telescopi riescono a vedere &ndash; il libro, il tavolo, il pavimento, il nostro pianeta, il Sole, le galassie -  rappresenta solo il 4% di tutto l&rsquo;Universo.   Il rimanente novantasei per cento &egrave; completamente invisibile!  Praticamente, l&rsquo;Universo sarebbe ancora sostanzialmente lo stesso se ci sbarazzassimo di tutto ci&ograve; che vediamo con i nostri occhi e con i telescopi! Ci&ograve; che non vediamo &egrave; costituto da due "entit&agrave;" diverse: la materia oscura e l&rsquo;energia oscura. Esse si rivelano solo dagli effetti che hanno sulla materia visibile. Considera, ad esempio, la bella galassia a spirale NGC 891, che nell&rsquo;immagine &egrave; visibile orientata di taglio. Le stelle e le nubi di gas e di polveri che vedi di questa galassia hanno una massa che non &egrave; sufficiente a &ldquo;tenerle vicine&rdquo; se non si considerasse la presenza della materia oscura che, con la sua forza attrattiva gravitazionale, fa da collante agli oggetti della galassia. Senza di essa la galassia non potrebbe mostrare la bella silouette affusolata, perch&eacute; si disgregherebbe in poco tempo. La presenza dell&rsquo;energia oscura &egrave;, invece, legata al fatto che, se non ci fosse, NGC 891 sarebbe pi&ugrave; vicina alla nostra galassia - la Via Lattea - e quindi a noi, di quanto non lo sia ora, circa 40 milioni di anni luce.  Tale energia, infatti, si manifesta come una forza repulsiva che sta accelerando troppo l&rsquo;espansione dell&rsquo;Universo, allontanando le galassie tra di loro pi&ugrave; del dovuto. Non pensare che la materia oscura sia costituita da buchi neri, perch&eacute; sono troppo pochi nell&rsquo;Universo. Potrebbe trattarsi, piuttosto, di stelle e pianeti mai nati o di particelle subatomiche sconosciute.  Altrettanto sconosciuta &egrave; la natura dell&rsquo;energia oscura. Una cosa &egrave;, comunque, certa: essendo una sorta di anti-gravit&agrave;, determiner&agrave; il nostro destino, decidendo se l&rsquo;Universo si espander&agrave; all&rsquo;infinito o se collasser&agrave; in un buco nero.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=85]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<pubDate><![CDATA[Tue, 10 Jan 2012 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[L'acqua c'&egrave; ma non si vede]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=84" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20111213-648-copernico122011.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>La prossima volta che guarderete la Luna con un bambino a vostro fianco, canticchiategli questa filastrocca di Gianni Rodari, famoso scrittore di fiabe per bambini:  Nei mari della lunatuffi non se ne fanno:non c'&egrave; una goccia d'acqua,pesci non ce ne stanno.Che magnifico mareper chi non sa nuotare!Questa canzoncina dice alcune cose vere, ma una sbagliata.   I mari sulla Luna in effetti sono asciutti perch&eacute; altro non sono che aree scure di magma solidificato, contrariamente a quanto si pensava fino a pochi secoli fa, tant&rsquo;&egrave; che, pensando fossero distese d&rsquo;acqua, sulle prime carte lunari a queste regioni vennero dati nomi acquatici, come mari e oceani.  Quello che state ammirando &egrave; proprio una regione periferica del pi&ugrave; grande mare della Luna: l&rsquo;Oceano delle Tempeste, che &egrave; ben due volte pi&ugrave; esteso del mare Mediterraneo! Al centro dell&rsquo;immagine &egrave; visibile il cratere Copernico; agli occhi di un bambino non ha l&rsquo;aspetto di un enorme polpo fornito di brillanti tentacoli?  Questi tentacoli lunari sono una conseguenza dell&rsquo;impatto dell&rsquo;asteroide che ha generato il cratere. Sono causati dal materiale espulso e disseminato dal violentissimo urto. Dove il materiale ha colpito la superficie, infatti, la regione &egrave; stata alterata: il terreno lunare si &egrave; sollevato a raggiera e le nuove escrescenze riflettono la luce solare pi&ugrave; di quelle circostanti, apparendo cos&igrave; luminose.  L&rsquo;unica bugia raccontata dalla filastrocca &egrave; che di acqua sulla Luna ce n&rsquo;&egrave; pi&ugrave; di una goccia! Infatti, nei freddi e bui crateri del polo sud lunare, dove la luce del Sole non riesce mai ad arrivare, &egrave; stata trovata acqua in quantit&agrave; significative. Non pensate, per&ograve;, di andare da quelle parti per farvi un bagno: l&rsquo;acqua &egrave; a dir poco ghiacciata, avendo una sua temperatura di &ndash;240 &deg;C! Brrrr&hellip;che freddo!]]></description>
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<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<category><![CDATA[uncategorized]]></category>
<pubDate><![CDATA[Tue, 13 Dec 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Una morte spettacolare]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=83" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20111130-638-Messier_1_ww.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Ecco ci&ograve; che rimane di una stella di massa grande almeno una decina di volte il nostro Sole, che ha terminato la sua esistenza esplodendo nella costellazione del Toro: una nuvola colorata di gas in espansione, nota come Nebulosa del Granchio, perch&eacute; i suoi filamenti luminosi ricordano le chele del crostaceo.   I filamenti della nebulosa, resto di una supernova, sono formati principalmente da elio e idrogeno ionizzati, ma ci sono anche significative percentuali di quasi tutti gli altri elementi chimici, come il carbonio, il ferro e perfino l&rsquo;oro!  Quindi, questa esplosione di colori arricchir&agrave; lo spazio circostante di nuovi atomi ma non solo: favorir&agrave; anche la nascita di nuove stelle. Infatti l&rsquo;onda d&rsquo;urto dell&rsquo;esplosione, propagandosi nelle nubi di gas e polveri interstellari, causer&agrave; delle variazioni di densit&agrave; che determineranno la contrazione del gas e, di conseguenza, la probabile formazione di altre stelle.  Ci&ograve; che rimane della stella originale dopo la sua cataclismatica esplosione &egrave; una stellina, visibile a malapena al centro della nebulosa, che, a differenza di tutte le altre &egrave; composta quasi esclusivamente da neutroni impacchettati l&rsquo;uno contro l&rsquo;altro.  Questa &ldquo;stella di neutroni&rdquo; &egrave; un oggetto stupefacente, poich&eacute; la sua densit&agrave; &egrave; cos&igrave; elevata che una sua parte grande come una mela pesa quanto tutto il genere umano: sette miliardi di persone!!!  Inoltre, la stella di neutroni sta girando su se stessa pi&ugrave; velocemente del cestello di una lavatrice: circa 30 volte al secondo!  Questo &egrave; dovuto al principio fisico di &ldquo;conservazione del momento angolare&rdquo;, lo stesso che sfruttano i pattinatori sul ghiaccio per piroettare velocemente. Tale legge stabilisce che, per aumentare la velocit&agrave; di rotazione di un corpo, si deve avvicinare la sua massa quanto pi&ugrave; vicino all&rsquo;asse attorno al quale sta ruotando il corpo stesso.   Pertanto i pattinatori, accostando le braccia al busto, aumentano la loro velocit&agrave;, esibendosi in giravolte spettacolari.  Un fenomeno analogo &egrave; successo alla stella: prima di morire ruotava intorno a se stessa lentamente come il nostro Sole, circa un giro al mese; poi, con l'esaurirsi del combustibile nucleare, la stessa massa si &egrave; riversata verso il centro, per cui la rotazione e' aumentata di moltissimo.   Prova anche tu a simulare la morte cos&igrave; spettacolare e &ldquo;volteggiante&rdquo; di una stella: dal filmato potrai vedere che basta poco. Attento, per&ograve;, a non esagerare, perch&eacute; ti girer&agrave; un po&rsquo; la testa e potrai cascare! Prima per&ograve; scarica l&rsquo;immagine e inviala a chi ti vuole bene: &egrave; il nostro biglietto &ldquo;spaziale&rdquo; d&rsquo;auguri di Buon Natale e felice anno nuovo! Scarica qui il nostro biglietto d'auguri  ]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=83]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<category><![CDATA[uncategorized]]></category>
<pubDate><![CDATA[Wed, 30 Nov 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Quale destino per il Sole ?]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=82" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20111107-620-planetarie.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Secondo il calendario dei Maya, il mondo finir&agrave; il 21 dicembre 2012 e molti ritengono che ci&ograve; avverr&agrave; in modo apocalittico: violente tempeste magnetiche paralizzeranno la nostra societ&agrave;, un misterioso pianeta si schianter&agrave; contro la Terra, i vulcani ci sommergeranno di lava e altre spaventose catastrofi ci affliggeranno.   Che cosa c'&egrave; di vero in tutte queste voci? Praticamente nulla. E&rsquo; tutto falso.  Quando verr&agrave; quella data continuate pure ad affannarvi per i regali di Natale! Il mondo non finir&agrave; cos&igrave; presto ma molto pi&ugrave; in l&agrave;: fra circa 5 miliardi di anni, milione pi&ugrave; o milione meno, in un giorno non ancora ben definito, anche perch&eacute; l&rsquo;agonia nostra sar&agrave; lenta e coinvolger&agrave; non solo la Terra, ma praticamente tutti i pianeti del Sistema Solare.  A condannarci non sar&agrave; un antico calendario ma il Sole quando, invecchiando, rimarr&agrave; a corto di &ldquo;carburante&rdquo;, cio&egrave; quando non avr&agrave; pi&ugrave; idrogeno ed elio da fondere nel suo nucleo. Raggiunta questa fase, la nostra stella inizier&agrave; a espellere i propri strati pi&ugrave; esterni mentre quello che rimarr&agrave; si contrarr&agrave; in una nana bianca.   Il gas che il Sole scaglier&agrave; nello spazio sar&agrave; cos&igrave; caldo da incenerirci. Tutto ci&ograve; che rimarr&agrave; del Sistema Solare sar&agrave; una bolla sferica di gas in rapida espansione, come quelle mostrate nell&rsquo;immagine. I due &ldquo;guscetti&rdquo; di materiale gassoso, chiamati nebulose planetarie per la loro forma tondeggiante, sono resi brillanti dalle nane bianche poste al loro interno.  Se osservi bene, zummando un po&rsquo; l&rsquo;immagine, ti accorgerai che questi inviluppi fossili sono diversi tra loro e non soltanto per il colore. Quello alla sinistra, noto con il nome di nebulosa &ldquo;palla di cristallo&rdquo; per la sua colorazione azzurrognola, &egrave; collocato nella costellazione del Toro. La stellina che brilla nel suo centro non &egrave; singola, come ci aspetteremmo, ma ha una compagna pi&ugrave; piccola che le gira intorno in circa una settimana.   Ben pi&ugrave; difficile &egrave;, invece, individuare la nana bianca all&rsquo;interno dell&rsquo;altra &ldquo;planetaria&rdquo;, quella mostrata alla destra dell&rsquo;immagine, pi&ugrave; tondeggiante e rossiccia, che si trova invece nella costellazione del Cigno.   A questo punto &egrave; lecito chiedersi come il nostro Sole terminer&agrave; la sua esistenza: diventer&agrave; una nebulosa planetaria dalla forma irregolare o sferica? E quante carcasse stellari lascer&agrave; al suo interno, una o due?  Beh, comunque vada una cosa &egrave; certa: non potremo starcene l&igrave; a goderci lo spettacolo per scoprire come andr&agrave; a finire, perch&eacute; la fine del mondo sar&agrave; gi&agrave; iniziata!]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=82]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<category><![CDATA[uncategorized]]></category>
<pubDate><![CDATA[Mon, 07 Nov 2011 00:00:00 +0100]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Bozzolo di stelle]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=81" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20111025-606-Cocoon_OK.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Alcuni insetti si avvolgono in un bozzolo per trasformarsi prima in crisalide e poi in farfalla. Anche le stelle fanno un po&rsquo; cos&igrave;!  Le stelle si formano dal collasso gravitazionale di nubi interstellari dense e fredde di idrogeno molecolare (atomi di idrogeno legati in coppia) e polveri oscure. Prima si formano le protostelle, che non sono facili da vedere perch&eacute;, come delle &ldquo;crisalidi celesti&rdquo;, sono circondate dai resti della nube da cui sono nate.  Quando la materia al centro della protostella diventa cos&igrave; calda e densa da innescare la fusione nucleare allora nascono le stelle: come una farfalla, con i loro possenti venti stellari si liberano dal loro bozzolo e illuminano le zone circostanti. Ecco, quindi, che nubi fredde e oscure diventano splendenti e luminescenti nebulose.  L&rsquo;immagine mostra una di queste brillanti nebulose. Il colore rosso &egrave; provocato dall&rsquo;idrogeno che viene eccitato assorbendo la luce delle stelle &ldquo;partorite&rdquo; al suo interno, in particolare da quella visibile al centro. Il blu, invece, &egrave; luce stellare riflessa dalle polveri delle nubi.  La nebulosa, che si trova nella costellazione del Cigno, &egrave; chiamata &ldquo;Cocoon&rdquo;, cio&egrave; Bozzolo, poich&eacute; la sua forma &egrave; simile, appunto, ad un bozzolo. A sua volta la nebulosa &egrave; immersa in una serie di nebulose oscure, che nascondono le stelle dietro di esse&hellip;&hellip;un bozzolo nel bozzolo.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=81]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<category><![CDATA[uncategorized]]></category>
<pubDate><![CDATA[Tue, 25 Oct 2011 00:00:00 +0200]]></pubDate>
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<title><![CDATA[Veniamo da lass&ugrave;]]></title>
<description><![CDATA[<a href="http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=80" target="_blank"><img src="http://www.osservatoriosormano.it/upload/photogallery/mini_20111011-590-METEORITE-Allende.jpg" align="left" hspace="10" style="float:left;"/></a>Chi non si &egrave; mai soffermato a pensare, almeno una volta, alle nostre origini? Chi siamo? Da dove veniamo? Come &egrave; nata la Vita sulla Terra?    All&rsquo;osservatorio di Sormano &egrave; in mostra una rarissima meteorite, che costituisce un tassello importante per cercare di dare una risposta a queste domande.  Tanti sono i fattori che hanno acceso la fiamma della vita e che continuano a farla bruciare .   Prima di tutto dobbiamo essere grati alla nostra Terra, perch&eacute; &egrave; un pianeta collocato nel posto &ldquo;giusto&rdquo; del Sistema Solare, nella cosiddetta regione &ldquo;abitabile&rdquo;, cio&egrave; non troppo vicino al Sole da farci arrostire n&eacute; troppo lontano da diventare congelati.   In secondo luogo dobbiamo ringraziare di avere nel nostro corpo gli amminoacidi, ovvero i mattoni fondamentali delle proteine, ingredienti essenziali delle cellule e quindi di ogni forma di vita.    Ebbene, nella meteorite che potrete ammirare all&rsquo;osservatorio sono stati trovati degli amminoacidi e ci&ograve; rappresenta una scoperta sensazionale poich&eacute; potrebbe significare che veniamo da lass&ugrave;, dagli spazi interstellari: la vita &egrave; arrivata sulla Terra attraverso le meteoriti!?  Il nome della straordinaria meteorite, caduta nel 1969 vicino al villaggio messicano di Allende, &egrave; &ldquo;condrite carbonacea&rdquo;, cos&igrave; chiamata perch&eacute; &egrave; ricca di carbonio. Tra gli elementi chimici, il carbonio &egrave; quello che pi&ugrave; di altri &egrave; in grado di formare molecole ramificate e complesse, proprio come gli amminoacidi.   Potrete osservare un frammento di questo &ldquo;messaggero dello spazio&rdquo; attraverso un nuovissimo microscopio stereoscopico,  che si affianca al microscopio polarizzatore che da due anni ha permesso ai numerosi visitatori di ammirare le condrule, cio&egrave; le coloratissime sferule incastonate in una meteorite rocciosa.  Anche nella condrite carbonacea vedrete delle condrule e particolari inclusioni di calcio e alluminio, denominati CAI (Calcium Aluminium Inclusion). Anche loro sono speciali: avendo un&rsquo;et&agrave; di 4,6 miliardi di anni, sono pi&ugrave; vecchie dei pianeti, che si svilupparono invece 10 milioni di anni dopo.   In vita vostra, quindi, non vi capiter&agrave; pi&ugrave; di avvicinarvi a qualcosa di pi&ugrave; preistorico delle CAI: loro sono i minerali pi&ugrave; antichi del Sistema Solare!  Immagine: la condrite carbonacea in mostra all&rsquo;osservatorio di Sormano]]></description>
<link><![CDATA[http://www.osservatoriosormano.it/galleria-dettaglio.php?img=80]]></link>
<author><![CDATA[info@osservatoriosormano.it (Osservatorio Sormano.it)]]></author>
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<category><![CDATA[uncategorized]]></category>
<pubDate><![CDATA[Tue, 11 Oct 2011 00:00:00 +0200]]></pubDate>
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