Osservatorio Astronomico Sormano - Sormano (CO) Italy

Quando si pensa ad una gigantesca esplosione nucleare che riguarda una stella, subito la parola che ci viene in mente è una e una sola: supernova. Tuttavia, le supernove non sono gli unici astri che presentano un comportamento esplosivo: ci sono infatti anche le spesso dimenticate nove. Anzi, da un punto di vista storico, sono è proprio questa categoria la prima ad essere stata osservata e studiata; il termine stesso ha origini molto antiche, derivando dell’espressione stella nova che fu coniata per descrivere questi strani puntini luminosi che apparivano da un giorno all’altro nel cielo (come se fossero nati in quel momento) per poi scomparire dopo poco tempo. Ma qual è la differenza tra queste due categorie? Si tratta solo di una differenza nella potenza dell’esplosione, tale da far acquisire l’appellativo di “super” ad alcune di esse? Ovviamente la risposta è no, le differenze sono molto più profonde.

Le supernove hanno origine in stelle molto massicce giunte al termine del loro ciclo vitale; quando il combustibile a loro disposizione si è completamente esaurito, ha luogo una gigantesca esplosione che sparpaglia nello spazio circostante i materiali residui (che andranno a formare una nebulosa) e della stella originaria resterà soltanto un oggetto di pochi chilometri di diametro e dalla densità elevatissima (una stella di neutroni o, talvolta, un buco nero).

Le nove sono sostanzialmente diverse. Innanzitutto, riguardano solitamente stelle nane bianche, molto più piccole del nostro Sole. In secondo luogo, l’esplosione coinvolge soltanto gli strati superficiali della stella; questa differenza è fondamentale, perché ne consegue che dopo la fase di nova la stella non si distrugge, ma torna in una condizione molte simile a quella originaria. L’esplosione è dovuta ad un accumulo di gas sulla superficie della stella, che causa un continuo ed inesorabile aumento della pressione e della temperatura fino a giungere alla già citata esplosione; questo gas può essere l’elio prodotto dalla stella stessa mediante le reazioni di fusione nucleare tramite le quali produce luce ed energia oppure può essere idrogeno “strappato” dalla nana a stelle situate nelle vicinanze (solitamente, una stella gigante che assieme alla nostra nana costituisce un sistema binario). Non è raro che una stella, dopo aver dato origine ad una nova ed essere tornata alla condizioni di partenza, ricominci nuovamente ad accumulare gas sulla sua superficie e arrivi di nuovo allo stato di nova: si parla in questo caso di nova ricorrenti, altra sostanziale differenza con le supernove che, essendo fenomeni distruttivi per l’oggetto, possono aver luogo soltanto una volta.

Visto l’enorme aumento di luminosità che una stella subisce durante la fase di nova (può arrivare anche a guadagnare 10-12 magnitudini), esse sono facilmente identificabili anche in altre galassie. Anzi, considerando la grande quantità di polveri presenti nella nostra via lattea che “rubano” parte della luce dei vari oggetti che andiamo ad osservare, è paradossalmente più frequente imbattersi in nove extragalattiche piuttosto che galattiche.

Un esempio è dato dalle due immagini qui accanto che riportano un particolare delle due galassie Messier 31 e Messier 33. La prima, a sinistra ritrae una nova localizzata all’interno della vicina (si fa per dire) Galassia di Andromeda, scoperta l’11 dicembre dai giapponesi Nishiyama e Kabashima; mentre la seconda, a destra, una nova situata in M33 scoperta lo scorso 12 dicembre dall’osservatorio automatico ASAS-SN.

Le nove sono evidenziate dai trattini blu, sono entrambe di 18° magnitudine circa e le analisi spettroscopiche hanno permesso di determinare che si tratta di nove classiche, nelle quali l’esplosione è dovuta ad un accumulo di idrogeno. La loro luminosità calerà rapidamente nei prossimi giorni, per poi tornare alle condizioni originarie in circa un anno.

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