Osservatorio Astronomico Sormano - Sormano (CO) Italy

Lo scorso 22 e 23 aprile il Sole ha attraversato una fase di intensa attività. In queste condizioni estreme, la nostra stella diventa un’autentica miniera di fenomeni atti a regalare emozioni a qualunque astrofilo. Il primo della lista è sicuramente il discreto numero di protuberanze solari visibili; si tratta di enormi colonne di plasma che si innalzano verso lo spazio esterno generate da improvvise e violentissime esplosioni che hanno luogo sulla superficie del Sole. Tali getti di materiale possono estendersi per migliaia di chilometri, sospinte dal campo magnetico della nostra stella. Queste protuberanze possono essere a rapida evoluzione e dissolversi nel giro di qualche ora disperdendosi nello spazio, oppure quiescenti e persistere per intere giornate o addirittura mesi; queste ultime sono caratterizzate da una notevole brillantezza, a causa dell’elevata densità del materiale che le compone.

Un secondo fenomeno, probabilmente meno spettacolare ma sicuramente altrettanto interessante ed emozionante, è costituito dalla presenza delle macchie solari, ossia di regioni della fotosfera (cioè della superficie) sufficientemente grandi da contenere comodamente il nostro pianeta all’interno delle quali la temperatura è più bassa rispetto al resto della superficie (circa 4000 K a fronte di un’usuale temperatura di 6000 K). Anche queste macchie, al pari delle protuberanze, prosperano nelle fasi di forte attività solare in quanto sono generate dal campo magnetico della nostra stella che, se abbastanza intenso, può formare una sorta di “tappo” che impedisce al materiale caldo proveniente dal nucleo di affiorare in superficie.

Queste meraviglie mozzafiato sono la punta dell’iceberg di ciò che ci regala il Sole in queste situazioni; protuberanze e macchie sono infatti accompagnate dall’espulsione di una miriade di microscopiche particelle che vanno a costituire quelli che vengono chiamati CME (acronimo di Coronal Mass Ejection, ossia Espulsione di Massa Coronale). Un paio di giorni dopo l’inizio dell’attività solare, queste particelle hanno investito la terra bombardandola come una fitta e incessante pioggia invisibile; essa è stata registrata e studiata sia da particolari satelliti scientifici (ad esempio ACE, situato ad 1,5 milioni di chilometri dalla Terra) sia da appositi rivelatori come quello di cui dispone il nostro osservatorio. Una pioggia assolutamente innocua per noi, ma che ha messo a dura prova la resistenza del campo magnetico terrestre, i cui disturbi sono stati osservati grazie al nostro magnetometro. Tale campo, generato dalla rotazione del nucleo del nostro pianeta, riveste infatti la funzione di un gigantesco scudo e le conseguenze dell’impatto di CME possono essere rivelate da un apposito strumento.

Andare a caccia di questi fenomeni è un’emozione indescrivibile e con pochi eguali, anche se permeata da una leggera malinconia dovuta alla consapevolezza che le nostre latitudini ci escludono la possibilità di osservare uno dei più grandi spettacoli che possano deliziare l’occhio di un astrofilo a seguito di un’intensa attività solare: le aurore polari.

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