Osservatorio Astronomico Sormano

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Transito di Venere 2012
pubblicato il: 12 giugno 2012

L’alba dello scorso 6 giugno è stata caratterizzata da un evento raro e spettacolare: il transito di Venere davanti al Sole. Si tratta di un fenomeno visibile solamente due volte ogni cento anni circa ed i due transiti in questione avvengono solitamente a distanza di otto anni l’uno dall’altro. Il primo di questa coppia di passaggi è avvenuto nel 2004 e questa del 2012 era sicuramente l’ultima occasione per poter gustare e immortalare l’ evento. Prossimo appuntamento nel 2117.

L’osservazione si è subito mostrata molto meno agevole rispetto a quella del 2004; gran parte del transito, infatti, ha avuto luogo durante la notte tra il 5 e il 6, pertanto in Italia abbiamo dovuto aspettare pazientemente l’alba per osservare soltanto la parte finale dell’evento.

Il Sole sorgeva alle ore 5:35 con Venere ormai prossimo al bordo solare per il terzo contatto con la successiva rapida conclusione dell’evento alle 6:55.
Grazie ad un’efficiente e meticolosa preparazione , mezz’ora prima dell’alba tutti gli strumenti erano puntati in direzione delle Grigne, in mezzo alle quali il Sole sarebbe sorto. A rendere tutto più complicato, però, ci ha pensato il solito imprevedibile meteo: un minaccioso gruppo di nubi scure stazionava proprio nella direzione destinata alla nostra osservazione. Dopo un continuo saliscendi di emozioni, tra speranze e delusioni, verso le 6 del mattino il cielo ha iniziato finalmente a schiarirsi ed è stato possibile effettuare le osservazioni e le riprese fotografiche. Venere è transitato dinnanzi all’emisfero superiore del Sole, ovviamente da sinistra verso destra. A fare da cornice a questo meraviglioso spettacolo sono state alcune vistose macchie solari disposte nella zona centrale della nostra stella. Inoltre, il fatto che il passaggio sia stato visibile nel momento in cui il Sole molto basso aumenta la probabilità di osservare fenomeni curiosi e particolari: ad esempio, la cosiddetta “goccia nera” o la famosa aureola atmosferica.

Alla fine, in tutti noi è emersa la soddisfazione indescrivibile di aver assistito ad un importante e raro evento astronomico, che, almeno per noi, non sarà più possibile osservare. Un fenomeno simile permette agli astronomi di scoprire altri pianeti al di fuori del sistema solare. In particolare, la tecnica consiste nel misurare la lieve diminuzione dell’intensità della luce di una stella causata dal passaggio di un probabile pianeta tra noi e la stella; se questa piccola perturbazione avviene periodicamente e con regolarità, è assolutamente ragionevole supporre che tale corpo sia un pianeta in orbita intorno a suddetta stella. Questo campo dell’esplorazione astronomica sta rapidamente compiendo passi da gigante: basti pensare che negli ultimi 16 mesi il satellite Kepler ha scoperto ben 2321 oggetti candidati ad essere pianeti extrasolari, in una regione di cielo ampia circa 115° quadrati in direzione della costellazione del Cigno. La maggior parte di essi (1118) hanno dimensioni paragonabili a quella di Nettuno, 210 sono simili al nostro Giove (tra cui citiamo Kepler-16b, detto Tatooine, che è un raro esempio di pianeta in orbita attorno ad una stella doppia) e 71 sono addirittura più grandi. Il dato maggiormente interessante, tuttavia, è che 676 pianeti sono grandi da 1,25 a 2 volte il nostro pianeta e i restanti 246 sono addirittura di dimensione terrestre; tra questi ultimi, 10 sono situati ad una distanza ottimale dalla loro stella affinché vi siano condizioni idonee per la presenza di acqua allo stato liquido.

Presto troveremo un altro pianeta simile alla Terra?