Osservatorio Astronomico Sormano

Localita' Colma del Piano - 22030 Sormano (CO) Italy


Osservatorio Logo 25anni
Foto header Osservatorio Sormano
<< Torna alla galleria
Stelle in umido
pubblicato il: 20 settembre 2012
Molte volte nelle gelide notti d’inverno abbiamo ammirato la costellazione del cacciatore Orione, con le sue inconfondibili tre stelline allineate della “cintura” e con lo scintillante rettangolo che le contiene, dove risaltano sulla spalla sinistra la rossa Betelgeuse e sul piede destro la bianca Rigel.

Eravamo coscienti del fatto che quando guardavamo questa zona di cielo stavamo inconsapevolmente osservando una tra le più grandi “fabbriche di stelle” ? Infatti la costellazione è avvolta da un’enorme nube molecolare di gas interstellare, dove sono state osservate stelle praticamente in tutte le loro prime fasi evolutive.

Quando non è “scaldata” dalle stelle poste nelle sue vicinanze, la nube è invisibile all’occhio perché è molto fredda (circa –250 °C); inoltre la presenza di polveri crea una fitta foschia che la nasconde. Ad occhio nudo riusciamo a scorgere soltanto la celebre Nebulosa di Orione, mostrata nell’immagine, che è una piccola parte della nube. Risplende per l’emissione di radiazione ultravioletta proveniente dalle stelle dell’ammasso del Trapezio, situato nel cuore della nebulosa.

Dobbiamo sapere che in una regione di questa celebre nebulosa si produce continuamente acqua, allo stato di vapore. La produzione di molecole d’acqua è tanto elevata che tutti gli oceani terrestri potrebbero essere riempiti sessanta volte al giorno!

A generare il vapore acqueo sono le caldissime stelle che si trovano nei primi stadi della loro vita. Queste emettono potenti flussi di particelle che, quando interagiscono con il mezzo circostante, producono onde d’urto, che a loro volta riscaldano nubi di ossigeno e idrogeno molecolare fino alla temperatura di 2000 gradi. L’aumento di temperatura induce l’ossigeno a combinarsi con l’idrogeno per formare molecole d’acqua.

Potrebbe essere stato questo il modo in cui si è prodotta l’acqua che adesso è presente sulla Terra. Le onde d’urto, generate dal giovanissimo Sole, avrebbero agito sul gas della nebulosa circumsolare da cui si sono, poi, aggregati i pianeti che conosciamo, compreso il nostro.