Osservatorio Astronomico Sormano

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Una nursery a forma di pellicano
pubblicato il: 09 febbraio 2017
Nella foto accanto è raffigurato uno splendido dettaglio della Pelican Nebula, la Nebulosa Pellicano, così chiamata per via della peculiare forma che ricorda il becco dell’omonimo uccello più facilmente identificabile nella foto a corredo in BN a largo campo, unitamente alla famosa Nord America. Insieme costituiscono forse l'area di cielo più fotografata dagli astrofili non solo a causa del loro aspetto curioso ma anche per la posizione strategica in cui si trovano facilmente localizzabile grazie a Deneb, la stella più luminosa della costellazione del Cigno e in generale una delle più brillanti del cielo estivo.

Un riquadro evidenzia la parte fotografata in alta risoluzione con il telescopio di Sormano.

La nebulosa Nord America con una superficie apparente pari a circa 10 volte quella della Luna piena e una magnitudine che sfiora 8 risulta essere una delle più grandi e più facilmente identificabili del nostro cielo. La Pelican, anche se più piccola e meno appariscente della sua famosa vicina, risulta comunque visibile anche in un telescopio amatoriale o addirittura in un grande binocolo; al di sopra del 46° parallelo sud, è osservabile anche dall’emisfero australe, dove è sempre posizionata molto bassa sull’orizzonte. Situata a poco meno di 2000 anni luce da noi in direzione della costellazione del Cigno, la Pelican appare separata dalla Nord America da una marcata linea nera; si tratta di una nebulosa oscura (la LDN 935), ossia una fredda (possono arrivare anche a 265° sotto zero!!) e densa nuvola di gas e polveri in grado di assorbire completamente la luce delle stelle dietro di essa.

La Pelican non è solo un oggetto di grande fascino dal punto di vista dell’osservazione e della fotografia, ma è estremamente importante dal punto di vista scientifico e nel corso degli anni è stata studiata approfonditamente e minuziosamente.

Questa nebulosa (catalogata anche come IC 5067 e IC 5070) e la vicina Nord America costituiscono un unico complesso all’interno del quale hanno luogo fenomeni di formazione stellare; sono cioè regioni molto attive dove si verificano continuamente i processi che portano alla nascita di nuove stelle, esattamente come avviene nelle più famose nebulose situate in Orione e nel Cefeo. Questa attività è testimoniata dalla di stelle molto giovani o addirittura di protostelle e stelle pre-sequenza principale, ossia di oggetti in continua evoluzione ma che non sono ancora diventati stelle a tutti gli effetti. Sono inoltre state individuate centinaia di sorgenti infrarosse, segno che all’interno di quelle aree i gas della nebulosa stanno iniziando a collassare per dare origine, nel giro di qualche milione di anni, ad un nuovo astro. Particolarmente interessante in questo senso è anche la presenza di oltre quaranta oggetti di Herbig-Haro (HH): si tratta di piccole e luminose “nebulose secondarie” che si formano quando i getti di gas ionizzato espulsi da una stella in formazione entra in collisione, a velocità supersoniche, con i gas e le polveri di una nebulosa molto densa; le onde d’urto causate da questo scontro energizzano poi gli atomi dei gas, che emettono infine radiazioni luminose. Nella Pelican, nell’area vicino al becco della nebulosa, è ben visibile uno di questi oggetti, il HH 555 (evidenziato dal cerchietto nero).

Tutti questi processi portano però un pesante scotto da pagare: siccome i gas di questa nebulosa sono sempre in movimento, le strutture sempre in evoluzione e nuove stelle continuano ad apparire, nel giro di pochi milioni di anni IC 5057/70 avrà un aspetto molto diverso da quello attuale, perdendo la sua caratteristica forma di pellicano. Ma quello che sicuramente non cesserà sono i fenomeni di formazione stellare: una gigantesca nursery del cielo, che continuerà a funzionare finché non esaurirà le sue gigantesche riserve di idrogeno.