Osservatorio Astronomico Sormano

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M3: Le stelle che odiano la solitudine
pubblicato il: 29 luglio 2014

Uno dei rari oggetti visibili da entrambi gli emisferi, M3 è un ammasso globulare scoperto nel 1764 da Charles Messier che subito la inserì nel suo famoso catalogo; poco tempo dopo il suo collega William Herschel riuscì a comprenderne la struttura, osservando nitidamente alcune delle singole stelle che lo compongono.

Gli ammassi globulari, infatti, possono essere considerati delle enormi sfere costituite da migliaia di stelle racchiuse in uno spazio molto limitato e continuamente soggette ai reciproci influssi gravitazionali. Queste sfere, che orbitano continuamente attorno al centro delle loro galassie di appartenenza, sono composte da stelle molto vecchie (per quelle di M3, ad esempio, si parla di un’età di una decina di miliardi di anni, circa il doppio di quella del Sole), e questa è una delle caratteristiche che li distingue dai loro “cugini”, gli ammassi aperti, costituiti invece da stelle giovani.

La nostra M3, in particolare, è uno dei globulari più famosi ed osservati assieme ad M13; si tratta infatti di uno degli oggetti più grandi e luminosi della sua categoria. Oltre che per la sua estetica, l’alto numero di osservazioni compiute su M13 lo hanno reso estremamente importante anche dal punto di vista scientifico; al suo interno, infatti, sono state scoperte ben 212 stelle variabili, di cui almeno 170 sono sicuramente cefeidi. Queste particolari stelle sono fondamentali per calcolare distanza e luminosità dei vari oggetti del cielo, ed un numero così alto è un record assoluto. Inoltre, all’interno di M3 è stata osservata per la prima volta una cosiddetta Blue Straggler: si tratta di un rarissimo tipo di stella caratterizzata da una giovane età e da un’elevata temperatura (da cui la colorazione azzurra-blu), in netto contrasto con quelle vecchie e piuttosto fredde che, come detto, compongono questo tipo di ammassi. Oggetti ancora avvolti dal mistero, si pensa che si siano originati in seguito alla scontro e alla conseguente fusione di due stelle, evento plausibile vista l’altissimo numero di astri presenti negli ammassi.

Ma per quante parole si possano scrivere, la bellezza di questo oggetto parla da sola; situata nella costellazione dei Cani da Caccia (all’incirca a metà strada tra Cor Caorli e Arturo) è dotata di una magnitudine apparente di 6,2 che la rende visibile anche con un semplice binocolo o addirittura ad occhio nudo, se il cielo è in ottime condizioni.